L'incubo d'agosto è targato USP. Nello specifico, il mio, è targato USP Modena.
E' un incubo particolare che si srotola col suo carico d'angoscia lungo tutto il mese d'agosto con punte acute a fine mese-inizio settembre. Da alcuni anni si preannuncia con incubi-preavviso a luglio.
Questi preavvisi hanno il compito di preparare il mio fisico ela mia mente all'isteria d'agosto che è la patologia tipica del mese estivo, quando il mondo "di ruolo" si gode le meritate vacanze.
Io ad agosto sono affetta dalla omonima isteria.
Se ho spasmi gastrintestinali, sono isteria d'agosto, mal di testa, insonnia, malumore, debolezza muscolare, attacchi di panico, depressione... TUTTE MANIFESTAZIONI DELL' ISTERIA D'AGOSTO.
L'incubo d'agosto assale di giorno e continua di notte.
Ti prende con la notizia Usp letta nello specifico sito o imparata di second mano dalla telefonata di un collega o dedota dal post della sua bacheca...
nella testa mille congetture, mille ipotesi, positive e soprattutto negative.
Quelle positive si rivelano sempre sbagliate.
Anche quelle negative sono mendaci: la verità è sempre molto peggiore!
Oggi l'incubo è allucinazione e decreta che quest'anno non si mangia!
61/A-STORIA DELL'ARTE 5 ore presso LC FORMIGGINI SASSUOLO
61/A-STORIA DELL'ARTE 4 ore presso LICEO MURATORI MODENA
61/A-STORIA DELL'ARTE 4 ore presso IPC MEUCCI CARPI
61/A-STORIA DELL'ARTE 2 ore presso IPC MORANTE SASSUOLO
61/A-STORIA DELL'ARTE 19 ore presso ISA VENTURI MODENA
61/A-STORIA DELL'ARTE 4 ore presso ITC BAROZZI MODENA
il primo in graduatoria quest'anno lavora.
il secondo farà 13 ore al massimo con 3 scuole (non se ne possono prendere di più.
io, la terza in graduatoria, avrò 6ore, un terzo di cattedra e 400 euro mesili con relativa disoccupazione per l'estate.
Per tutti gli altri... ci spiace arrangiatevi.
Quest'anno, l'incubo d'agosto durerà fino all'agosto 2013.
Che dio porti con sè, alla gloria eterna, i riformatori della scuola italiana!
riflessioni urgenti per documentare e condividere un'esperienza in via d'estinzione: l'insegnamento della Storia dell'arte.
giovedì 23 agosto 2012
estate senza leggerezza
Mi hanno tanto inculcato che vivere è "roba seria", che necessita la "responsabilità", che non riesco a vivere con leggerezza.
Come vorrei mollare tutto e godere di questa breve
estate.
Spegnere il cervello e vivere senza preoccupazioni inutili.
Inutili!
Spegnere il cervello e vivere senza preoccupazioni inutili.
Inutili!
Perchè è inutile preoccuparsi di meccanismi che
non posso cambiare (trasferimenti, utilizzi e assegnazioni povvisorie, ore che spariscono, docenti di ruolo che si materializzano...) e nemmeno controllare o verificarne cambiamenti
o disfunzioni (all'USP ci deve essere un librone stile Harry Potter con le regole che si riscrivono ad hoc!).
Vorrei saper'essere disoccupata dalle ansie, dagli abbandoni, dalla solitudine e delusioni... mentre lo sono, dalla fine degli esami di stato, solo dalla scuola.
Disoccupata dalla scuola per occuparmi solo della famiglia, della cucina ... senza essere assalita dalla noia e dall'angoscia del fallimento.
Mi piacerebbe passare i pomeriggi a leggere romanzi, qualche saggio, a continuare la faticosa lettura di Schama, e a passeggiare.
Vorrei saper'essere disoccupata dalle ansie, dagli abbandoni, dalla solitudine e delusioni... mentre lo sono, dalla fine degli esami di stato, solo dalla scuola.
Disoccupata dalla scuola per occuparmi solo della famiglia, della cucina ... senza essere assalita dalla noia e dall'angoscia del fallimento.
Mi piacerebbe passare i pomeriggi a leggere romanzi, qualche saggio, a continuare la faticosa lettura di Schama, e a passeggiare.
Ma passeggiare è attività rischiosa perchè non necessita delle facoltà intellettive, che partono autonome per il loro trip quotidiano, invece vorrei passeggiare pensando solo al panorama.
Non ho voglia di ricominciare la scuola: di essere la scure sulla testa di uno studente, di fargli prendere decisioni per le mie paturnie, per il nervosismo di quel momento, di dirottare i suoi progetti perchè devo, proprio quel giorno, fare un compito o una interrogazione.
Non mi sento, non mi sono mai sentita, una persona matura, equilibrata, men che meno saggia, razionale.
Non ho voglia di ricominciare la scuola: di essere la scure sulla testa di uno studente, di fargli prendere decisioni per le mie paturnie, per il nervosismo di quel momento, di dirottare i suoi progetti perchè devo, proprio quel giorno, fare un compito o una interrogazione.
Non mi sento, non mi sono mai sentita, una persona matura, equilibrata, men che meno saggia, razionale.
La vicenda degli esami di Stato mi ha scioccata: continuo a
pensare quante volte ho deciso il corso delle giornate o delle
stagioni di qualcuno, non per il suo bene, per la sua formazione ma perchè... boh... perchè
quel giorno ero chiusa nella mia rabbia o nella mia concezione di sapere.
E' così non sto esagerando, e dico questo non solo perchè ho sempre considerato quei commissari persone serie ed imparziali, capaci, razionali e scrupolosi. Ma anche per quello che è successo agli scrutini di qualche tempo fa.
Una collega ha voluto punire una studentessa, sicuramente poco studiosa e troppo furbetta, perchè i suoi avevano rotto le scatole.
E' così non sto esagerando, e dico questo non solo perchè ho sempre considerato quei commissari persone serie ed imparziali, capaci, razionali e scrupolosi. Ma anche per quello che è successo agli scrutini di qualche tempo fa.
Una collega ha voluto punire una studentessa, sicuramente poco studiosa e troppo furbetta, perchè i suoi avevano rotto le scatole.
Mi sono vista costretta, dopo aver trasformato
alcuni 4 di altri studenti in 6, a dare il debito a questa che aveva un 5 abbondante.
Costretta dalla collega che ha , con la voce della prepotenza e del ricatto, decretato l'assoluta necessità di "dare una lezione"( il che da un insegnate ...) azzerando etica e didattica in pochi minuti!
Costretta dalla collega che ha , con la voce della prepotenza e del ricatto, decretato l'assoluta necessità di "dare una lezione"( il che da un insegnate ...) azzerando etica e didattica in pochi minuti!
L'ingiustizia
era palese e tale l'hanno colta, non solo la infelice malcapitata,
ma anche i suoi compagni più somari.
Avrei dovuto oppormi con
forza, ma semplicemente questa mi stava sulle scatole, lei e la sua
saccenza, le sue assenze , i suoi modi.
Mentre mi stavano più simpatici i compagni salvati... dal debito in arte, ma che portavano a settembre
altre materie ritenute "più utili".
Non voglio più fare la prof.
Non voglio più fare la prof.
Perchè mi giunge chiara l'immagine della
frustrazione, e non è un bel vedere.
Perchè non sono, in fondo, in grado di capire e di trasmettere, di valutare oggettivamente, non mi sento in grado, anzi penso non sia possibile, valutare oggettivamente.
Perchè non sono, in fondo, in grado di capire e di trasmettere, di valutare oggettivamente, non mi sento in grado, anzi penso non sia possibile, valutare oggettivamente.
Non ne ho voglia anche perchè non mi sento
parte delle colleghe della disciplina, men che meno delle altre
affini alla mia.
Sono stata assalita da un grand'avvilimento nel constatare
che ad un professionale è stato adottato un testo che
era vecchio ed insignificante 10 anni fa, me lo ricordo bene perchè quando il rappresentante me lo portò, alla scuola dove insegnavo allora, pensai che mi avesse portato i
resti di magazzino.
L'hanno adottato, quello tra infiniti altri -meravigliosi e meno- ma almeno nuovi e con una impaginazione nuova e concezione aggiornata, valutandolo adeguato all'insegnamento: l'idea è che un libro semplice ( senza dire nulla sul vetusto...) sia meglio per gli studenti (di serie B) del professionale.
Ho fatto i conti con un altro modo di insegnare storia dell'arte: quelli che un testo sposano per la vita.
Ho sudato sette camicie per fare "ripetizioni" ad una "monella" col debito in storia dell'arte: doveva recuperare poche cose di architettura del Rinascimento.
Niente di strano. Poche cose... ma era ben specificato che la richiesta era legata al testo di Argan! con la specifica dei titoli dei capitoli e paragrafi... cioè lo studio del libro, quindi non dell'arte ma dello studioso.
L'hanno adottato, quello tra infiniti altri -meravigliosi e meno- ma almeno nuovi e con una impaginazione nuova e concezione aggiornata, valutandolo adeguato all'insegnamento: l'idea è che un libro semplice ( senza dire nulla sul vetusto...) sia meglio per gli studenti (di serie B) del professionale.
Ho fatto i conti con un altro modo di insegnare storia dell'arte: quelli che un testo sposano per la vita.
Ho sudato sette camicie per fare "ripetizioni" ad una "monella" col debito in storia dell'arte: doveva recuperare poche cose di architettura del Rinascimento.
Niente di strano. Poche cose... ma era ben specificato che la richiesta era legata al testo di Argan! con la specifica dei titoli dei capitoli e paragrafi... cioè lo studio del libro, quindi non dell'arte ma dello studioso.
E' un
testo di "filosofia" e leggendolo non si capisce minimamente cosa sia quell'edificio o cosa rappresenti quell'opera: Argan, con molte ragioni, era chiuso e preso ad illustrare il corso dei suoi pensamenti e le sue riflessioni che danno per scontato la pregressa conoscenza dell'opera.
E io mi prostro fino a terrra, anzi faccio la proschinesis e mi pongo minuscola nella prospettiva gerarchica ai piedi del grandissimo Argan.
Ma quel testo è inutile per ragazzi che devono approcciare l'arte (è necessaro ai futuri storici dell'arte che frequentano l'Università!): è una mancanza di rispetto nei confronti dei ragazzi, nei confronti del grande Argan e ... dei contribuenti.
Poi visto che ci sono, faccio la saccente e dico che studiare Michelangelo e Caravaggio o i manieristi, ma tutta l'arte, con un testo del '68 è ignorare che l'arte, la conoscenza delle opere, i restauri e le puliture fanno dei progressi: è un autogoal!
Significa che gli storici dell'arte non ci fanno niente nel mondo, allora che s'insegna a fare?
Significa che gli storici dell'arte non ci fanno niente nel mondo, allora che s'insegna a fare?
Ecco ho
fatto un sacco di ragionamenti, ho studiato, ho cercato di
spiegare, ma poi mi chiedo: ma io ho sempre ragione? ho sempre la
soluzione per tutto?
Non può essere... sto sbagliando e non me ne accorgo.
Come vorrei saper vivere in leggerezza solo per un po'. Senza arte e impegni: senza essere assediata dalla necessaria urgenza di capire.
Non può essere... sto sbagliando e non me ne accorgo.
Come vorrei saper vivere in leggerezza solo per un po'. Senza arte e impegni: senza essere assediata dalla necessaria urgenza di capire.
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isteria d'agosto,
precariato
mercoledì 15 agosto 2012
Confidenze d'agosto (scritte pianissimo)
Penso che in ognuno di noi ci sia un
ostinato bisogno di sentirsi vivi.
E non so se vale per tutti, ma il
bisogno di vita spesso è intrinsecamente connesso alla comunicazione
della vita e della vitalità.
Per “comunicazione della vita e della
vitalità” non intendo ora il trasmettere la vita nell'accezione
più alta e nobile dei genitori o della cura del medico o di
coloro che donano un organo o parte di sé per alleviare
sofferenze o salvare i giorni altrui che apparirebbero altrimenti perduti.
Non parlo quindi di vita fisica.
Parlo di vita del pensiero, del sorriso
cioè del senso della vita.
Ho sempre avuto la percezione che la
mia vita non potesse essere solitaria, fino a scoprire, non troppo
tempo fa, che la mia capacità intellettuale è inesorablmente legata
alla relazione.
Questa scoperta è stata piuttosto
dolorosa.
È doloroso scoprire la propria
inutilità pur nella unicità: la inutile solitudine.
Mi sento, in questo mondo una tessera,
una pedina, un frammento, solo una piccola trascurabile parte che
necessita del resto, e che da sola è inutile ed indecifrabile.
Tuttavia per le note vicende
professionali (il decennio di precariato) e personali ( la dislessia
e le conseguenze lentezze universitarie) non passa un solo giorno
senza che io constati che, mentre io necessito di quel tutto, il
tutto non necessita assolutamente di me.
Sono di troppo, fuori tempo,
sostituibile e anche evidentemente poco “preziosa”
Le vicissitudini professionali sottolineano che le scelte razionali e ben ponderate che ho fatto
(specializzarmi solo nella storia dell'arte che amavo e che mi pareva
fondamentale disciplina di studio in Italia) sono totalmente smentite
dalla follia del momento presente.
Le vicende personali mi hanno costretto
ad arrivare tardi al mondo del lavoro e senza tutte le competenze (le
lingue straniere ad esempio) che mi avrebbero aperto le strade
alternative ormai irrimediabilmente chiuse.
Però noto un'altra forma di
“repulsione” che è l'educazione ricevuta dai miei genitori.
Molto semplicemente i miei, che hanno costruito la loro famiglia dal
niente, hanno trasmesso ai loro figli quella che era la stata la loro
esperienza iniziata negli anni sessanta: chi fa il proprio dovere
prima o poi arriva ai risultati sperati, chi da nulla arriva ad avere
molto più del necessario significa che ha
rubato agli altri, i migliori presto o tardi avanzeranno sui mediocri
e sui peggiori...
Ecco, questi principi che erano veri ai tempi della mia educazione, ora
non lo sono più.
Non è questa la sede per indagare del
come e del perché, solo oggi questi ideali educativi -che hanno
smesso da tempo di essere solo miei atteggiamenti, ma sono divenuti costitutivi
del mio DNA- non servono, anzi sono di chiaro impedimento alla mia
realizzazione.
Penso allora che, forse, questo
pezzettino, questa tessera o frammento, che costituisce il mio io, sia difettoso, fallato,
da sostituire. Oh sì, si è usato, talvolta, in attesa di averne uno
conforme.
E' una constatazione dolorosa, che si
fa strada con molta chiarezza nel mio vissuto, ed è ormai divenuta convinzione.
Forse per questo amo tanto gli altri
pezzetti "fallati" e "difettosi" che talvolta incontro tra i banchi...
lunedì 6 agosto 2012
Metti un lunedì d'agosto in centro a Modena
Lunedì a Modena c'è il mercato, si parcheggia nelle strisce blu, intorno al centro, senza pagare ...
Uffa... colazione con cappuccino ma niente pasta al caffè... va beh dai, sarà per la prossima volta.
Che afa, che aria pensante, arrivo a Feltrinelli poi torno in montagna...
... devo smettere di pensare, lo ha detto anche don Federico, ieri "le persone che pensano molto, soffrono di più!" ehhh ne avevo avuto il sospetto, ma sentirlo dire...
La porta del Palazzo dei Musei è aperta!?... da quanto tempo non ci entro?
... dal terremoto del 29 maggio, dalla fine improvvisa della scuola e dal trasferimento "in periferia" dell'Istituto d'arte Venturi.
Però in centro ci sono tornata, molte volte... ma qui, al Museo, era tutto chiuso, con le strisce biancherosse che tenevano lontani i passanti e i turisti anche dal perimetro esterno.
Magari non dovrei entrare: è una brutta idea, entrare non aiuta a tener lontani i pensieri...
Stai facendo la solita cazzata, il tuo cervello dovrebbe comandare i tuoi piedi...
Che fresco che c'è appena varcata la porta: sarà la corrente dei ricordi che mi assalgono...
ecco la mostra "modello" degli scavi del Novisad
il lapidario Civico nel cortile coperto "ah le polemiche ... incomprensibili!"
Una città come Modena ha tre musei lapidari, secondo me nemmeno a Roma!
chissà se è aperto anche il Lapidario Estense, nel cortile più grande...
Lascia perdere, esci, sei venuta per non pensare: non pensare?
Non pensare che, per il secondo anno consecutivo, qualcuno arriva, in maniera inaspettata, subentra sulle classi che hai faticosamente seguito e si prende l'onore di godersi il frutto della fatica dei concorsi che, assieme agli studenti, hai organizzato, progettato, e infine vinto. Lo scorso anno, addirittura, la prof che ti ha sostituito non è stata nemmeno in grado di "goderne" delle tue fatiche e se una collega non fosse giunta in soccorso, le due classi avrebbero rinunciato alla gita in parte sovvenzionata dal concorso vinto! quest'anno tutto si ripete, concorso, studio, lavoro, fatica -soddisfazione divertimeto- vinto il concorso e arriva sempre lei... speriamo che almeno riesca a sfruttare il premio per il viaggio a Roma... mah, ho i miei dubbi...
Ohmmio dio!
Non me lo ricordavo così bello, nè così amico, questo cortile è meraviglioso.
Quanto ci sono stata, quanto abbiamo progettato e quanto eravamo fieri della mostra.
I pianti, gli sms a Londra, i divieti, gli inviti, gli incoraggiamenti, l'inaugurazione, la fatica e l'adrenalina, fiumi di adrenalina.
I ragazzi che allestivano, i ragazzi che spiegavano, i pannelli da dipingere, la pioggia e i permessi per entrare in centro con le auto, le incomprensioni, le emozioni, le emozioni, le emozioni. Marco e Daiana. la Polly che sorride e Gaia isterica ma che risolve un sacco di problemi e Luca che ogni tanto da segni di attività cerebrale.
Eleonora, Valentina, Lavinia, Federica e Francesca, il plotter che si inceppa e una idea geniale che aggiusta tutto.Gli abiti di Robby, il velo sulle colonne del Cinquecento. Il sovrintendente che divienne un volto conosciuto. Quanta gente quanta vita quante opportunità: chissà se le avremo colte tutte?
Mi rendo conto di essere rimasta immobile a fissare il vuoto, la bibliotecaria della Poletti mi sta guardando, chissà da quanto tempo... "ehhhh, buongiorno"
Mi sorride indulgente, avrà dato la colpa al caldo.
Dai faccio il giro, faccio,l'appello
Non dovrei farlo lo so... tanto a che serve? a chi insegnerò quest'anno? non avrò delle prime, non sarò a Modena.
NO! non devi pensare, non sono questi i pensieri che devi fare.
Il sarcofago di Cornelia Massimina e di Vetio Sabino con la dexterarum iunctio e la scena di caccia, che non si vede ma io so che c'è. Lo conosco: è nei miei occhi. Di fronte guardano accigliate, non me lo ricordo quello sguardo così severo, Salvia Italia e la liberta, ben pettinate tanto che così, sovrapensiero mi verrebbe da pensarla più una pubblicità da pettinatrice invece di una lapide funeraria.
Mi vorranno punire per la mia latitanza: "ohi parliamoci chiaro, io venivo tutti i lunedì alle 14, appena finita la scuola, ma dopo il terremoto, hanno chiuso la scuola e il Palazzo dei Musei. Chiaro?"
Sesto Allius è ancora chiuso nella clamide, per attestare che la sua risalita sociale: molto più importante dell'afa d'Agosto.
Il Caius Maternus Quintianus sdraiato sul triclinio che banchetta, Peducaeus Nicephous sdraiato sul kline, il letto, e ancora i due sposi che banchettano nel sarcofago di Flavius Vitalis e Bruttia Aureliana. Sono manuali di stile e io li rivedo volentieri perchè in loro scorgo e sento i miei ragazzi dello scorso anno, tutti, perchè li ho portati qui tutti, anche quelli di Carpi.
Sento le mie emozioni, la loro noia, le gambe pesanti, gli occhi attenti, il sorrisodi chi ha capitoil gioco di parole, l'odore della pioggia e la luce del sole seduttore di primavera, l'attesa della fine della scuola, la mia voglia di sentire che hanno capito e cancellare quei numeri bassi che non li rappresentano, mai.
La stele di Lucio Novio con quella ragazzina che tiene la gabbia tra le mani e, per l'ennesima volta, mi parte un collegamento sbagliato con il Manuel Osorio Manrique de Zuñiga, 1790, di Francisco Goya al Metropolitan Museum di Washington.
La stele dei Salvi, la prima e antica conoscenza che mi portò al fascino del reimpiego che mi fece guardare all'arte medievale in un modo tutto diverso.
Poi mi incanto a contemplare la magnifica bellezza della "Pudicitia", così frammentaria e rovinata che non ha conservato nemmeno il nome,...a me sembra più affascinante della Gioconda.
...della Gioconda... bisogna smettere di pensare che ci siano 3 musei e 10 opere d'arte al mondo!
Una campagna pubblicitaria io la farei con questa meravigliosa figura misterosa e raffinata quanto basta... Perchè no?
Perchè nessuno ha interesse per il glorioso Lapidario Estense -da non confondere con il Lapidario civico, mi raccomando! e men che mai con il Lapidario della catterdrale che è a fianco al Duomo-.
C'è più impegno ad alzare barricate che a pubblicizzare cultura...
Vado, esco...
Piazza sant'Agostino, il nuovo negozio di scarpe... sì, le mie preferite ci sono ancora: 184 euro? certo i miei gusti non sono mai modesti...Però le altre sono in svendita: ahhh, quelle no, proprio quelle sono a prezzo pieno!
Mi sa che resteranno nella lista dei desideri per molto tempo ancora!
"Riapre la chiesa di San Giovanni con i suoi tesori... dopo il terremoto, il 22 luglio riapre... tutti i giorni eccetto il lunedì", ah certo, oggi chiuso!
La piazza, l'interruzione della via Emilia all'incrocio con corso Duomo... con i rassicuranti banner che tranquillizzano : "stiamo lavorando per Luca" proprio sopra alla facciona di un certo signor Luca. "Stiamo lavorando per Sara" e la facciotta di una signorina che ...
...
non ho il coraggio di entrarci in Duomo, mi hanno detto sia tutto impalcato e transennato... aspettiamo: oggi è vietato pensare.
Feltrinelli è piena di gente.
Quando ero piccola, nelle giornate di caldo mio padre mi portava alla Standa e alla mia lamentosa protesta "ma perchè siamo qui se non comperiamo niente?" "perchè il fresco non è in vendita!" La Feltrinelli non c'era 35 anni fa!
Faccio il solito gioco e continuo a constatare che non è ancora ora di scrivere il mio best seller perchè il mio libro sarebbe, a questo giro, nell'ennesima posizione sfavorevole, nello scaffale più alto tra Tondelli e Tonon: decisamente è meglio aspettare! I tempi non sono maturi.
Agende: non c'è mai la mia, non sono maturi per nulla i tempi!
Nulla di nuovo al reparto arte, al reparto moda, al reparto storia, al reparto ... esco.
Via Emilia mi ha stufato
Devo prendere appuntamento dal parrucchiere, oggi non c'è tempo, nè voglia... nè soldi. Ci penso al primo stipendio... da disoccupata niente parrucchieri, sto così: disordinata e disoccupata mi pare coerente!
Via Badia è sonnecchiosa e fresca, tutta all'ombra.
La signora di "Grillintesta! è sulla strada, il suo negozio di cappelli vuoto, tutta la via è vuota!
La signora che fa i libri, quaderni, quadri e quasi-qualsiasi-cosa a mano con "delle carte bellissime" ha in vetrina delle collane con i ciondoli reiku.
Guardo bene la vetrina e continua a non dirmi niente: perchè questo negozio non mi piace? non lo so.
Piace a tutti, dovrebbe piacere anche a me. Mi sento lievemente in colpa o forse mi sento solo scema: c'è qualcosa che non capisco...
Ma questo profumo è buonissimo, questo sì che mi piace proviene dal negozio di prodotti di design... si è ingrandito , ha anche l'abbigliamento..."un delirio di righe bianche nero" alla larga dalle righe!
il profumo però era buono ...
Hanno chiuso altri negozi, molti solo per ferie ma la pasticceria è chiusa e basta, mi pare l'avessero aperta da poco, forse 6 mesi?
Profumo di meloni maturi: esce dal furgone che porta i prodotti alla gastronomia.
Il negozio di tè è chiuso per ferie...
Ferie e non disoccupazione, ferie...
...
Non pensare ...
venerdì 3 agosto 2012
Sfogo ad arte
![]() |
| http://elenatriolo.blogspot.it/2012/07/notte-destate.html oppure su Facebook: Elena triolo -storie disegni carote e cannella |
Se l'opera d'arte è una testimonianza del bello, va elogiato con parole adeguatamente difficili, stantie e suggestive.
Se l'arte è un documento allora insegnarla è un'operazione educativa e culturale indispensabile, che riguarda la didatticaricerca del linguaggio delle immagini
Se l'arte è " trasmissione di emozioni" si può solo cercare di interagire vis a vis con il monumento e nessuno può insegnarre a fare ciò, l'opera è lì e tu sei davanti a lei!
...
... possibilmente facendo notare al resto del mondo la distanza che intercorre tra il sensibile conoscitore e tutto il resto del mondo.
Se l'arte è un documento allora insegnarla è un'operazione educativa e culturale indispensabile, che riguarda la didatticaricerca del linguaggio delle immagini
Se l'arte è " trasmissione di emozioni" si può solo cercare di interagire vis a vis con il monumento e nessuno può insegnarre a fare ciò, l'opera è lì e tu sei davanti a lei!
...
... possibilmente facendo notare al resto del mondo la distanza che intercorre tra il sensibile conoscitore e tutto il resto del mondo.
Capisci che per quest'ultimo concetto non serve nè conoscere, nè sapere, serve solo dettare le distanze e delimitare i confini.
Nel primo caso l'insegnare significa spiegare, contestualizzare e chinarsi a qualche iniziale semplificazione per avere la possibilità di continuare specificando e facendo fare esperienze di arte, dal vero per quanto è possibile.
Nel secondo caso insegnare arte serve a mettere in evidenza quanto lo studente sia ignorante, insensibile ... deficiente... e non c'è niente da fare o ci sei o non ci sei.
L'arte, non si insegna più proprio perchè in troppi hanno portato avanti questa seconda modalità: l'arte come discrimine d'elite, l'arte per privilegiati, l'arte che se non la capisci, se non la ami... non ce la puoi fare, l'arte come lusso estremo e in tempo di crisi, si sa, i lussi se li possono permettere in pochi.
Invece a me pare che la storia dell'arte sia l'insegnamento sistematico dei linguaggi artistici e dei loro contesti che hanno come finalità fondamentale la loro conoscenza e tutela di un patrimonio diffuso e sparso ma ugualmente appartenente a tutti. E quel tutti significa di ogni persona di ieri , oggi e di domani.
La storia dell'arte che è indispensabile agli italiani è il linguaggio della stratificazione culturale che è il nostro paese.
La storia dell'arte è l'arte che non "si sente emozionalmente" (se poi fa emozionare ancora meglio) ma si deve apprendere, come la lingua italiana, come la storia, come i fondamenti matematici, come si impara fin dai primi anni a vestirsi e fare la spesa: come saper vivere in questo museo a cielo aperto che è la nostra patria.
...!
Nel secondo caso insegnare arte serve a mettere in evidenza quanto lo studente sia ignorante, insensibile ... deficiente... e non c'è niente da fare o ci sei o non ci sei.
L'arte, non si insegna più proprio perchè in troppi hanno portato avanti questa seconda modalità: l'arte come discrimine d'elite, l'arte per privilegiati, l'arte che se non la capisci, se non la ami... non ce la puoi fare, l'arte come lusso estremo e in tempo di crisi, si sa, i lussi se li possono permettere in pochi.
Invece a me pare che la storia dell'arte sia l'insegnamento sistematico dei linguaggi artistici e dei loro contesti che hanno come finalità fondamentale la loro conoscenza e tutela di un patrimonio diffuso e sparso ma ugualmente appartenente a tutti. E quel tutti significa di ogni persona di ieri , oggi e di domani.
La storia dell'arte che è indispensabile agli italiani è il linguaggio della stratificazione culturale che è il nostro paese.
La storia dell'arte è l'arte che non "si sente emozionalmente" (se poi fa emozionare ancora meglio) ma si deve apprendere, come la lingua italiana, come la storia, come i fondamenti matematici, come si impara fin dai primi anni a vestirsi e fare la spesa: come saper vivere in questo museo a cielo aperto che è la nostra patria.
...!
Ritratti di donne "sole" (arte al femminile IV parte)
7 7A Carpaccio, Due
dame veneziane, 1490-95, olio su tavola, 94x64 cm, Venezia
Museo Correr
Carpaccio, Caccia
in Laguna, 1490-95, olio su tavola, 76x64 cm, Los Angeles
Getty Museum
Da sessant'anni questo
dipinto è stato oggetto di studi e ricerche da parte della critica
ma il suo significato sebbene sia stato spiegato non è del tutto
chiarito. Negli anni '40 il dipinto con le due dame del Museo Correr
è stato riconosciuto come la parte inferiore della tavola La Caccia
in laguna, infatti, il fiore nel vaso sul parapetto, mutilo nella
tavola delle due dame, si presentava con incongruità nella scena
della caccia in laguna. L'opera, che fino a quel momento era letta
come la raffigurazione di due cortigiane, si rivela come una
brano di vita quotidiana: due nobildonne aspettano sedute, mentre i
mariti sono a caccia in laguna.
Le due donne stanno in un
sospeso ozio sulla terrazza che è caratterizzata da una ricca e
raffinata decorazione: la pavimentazione con intarsi marmorei a
motivi geometrici, la recinzione caratterizzata da tre diversi marmi
colorati per le esili colonne, i capitelli e la balaustra.
Intorno a loro una
moltitudine di oggetti e animali documentano, più che il loro svago,
una simbologia raffinata che tenta di evidenziare le caratteristiche
delle due dame: cani, uccelli, quali una pavoncella, due tortore e un
pappagallino; i sandali, detti calcagnini, un vaso di maiolica con
stemma araldico della famiglia veneziana Torella e uno di terracotta
con un alberello di mirto.
Il matrimonio è
richiamato dal mirto nel vaso a destra, pianta legata a Venere, e
dalle due tortore, che indicano un solido legame sponsale; anche
l'arancia rientra nella simbolica matrimoniale, in quanto dono delle
spose. La pavoncella è legata al concetto di fecondità della coppia
sposata, mentre il pappagallo, solitamente associato a Maria per il
suo verso "ave", riferito all'Annunciazione, qui
simboleggia il divenire madre della sposa. I due cani, con il loro
significato di lealtà e attenzione, tenuti dalla donna più anziana,
sottintendono che a questa spetta il compito di custodire la giovane
sposa e garantirne la rispettabilità. Il giglio, che si trova nella
tavola del Getty, indica la verginità e richiama il dono
dell'Arcangelo Gabriele a Maria nell'Annunciazione.
Il paggetto che si
affaccia dal traforo della balaustra contribuisce, assieme alla
ricchezza decorativa e all'abbigliamento, a rendere più nobile la
raffigurazione.
Le due dame, ritratte di
profilo, sono di età diversa, una più giovane e una più matura, e
sono riccamente abbigliate.
La
moda veneziana della seconda metà del Quattrocento.
Le
due dame sono vestite con abiti proprio dell'aristocrazia veneziana.
La donna in primo piano, più anziana, veste la camora di velluto,
con un busto corto segnato sotto il seno; la scollatura è ampia e le
maniche, in tessuto prezioso, sono attillate, staccabili e
intercambiabili nate per dare maggiore agilità ai movimenti del
braccio, le maniche erano unite all'abito da lacci e impreziositi
chiamati agugelli o aghetti ; i tagli mostrano la preziosa camiciola
sottostante.
La
donna in secondo piano, più giovane, ha un abito diverso, il
rocchetto, che è un soprabito leggero e più corto della veste; è
aperto ai lati ed ha quindi la funzione di essere di contrasto con la
veste che rimane in vista nel bordo in fondo e ai lati. La donna
indossa delle calzature davvero curiose che furono molto in voga
soprattutto in Germania ma, evidentemente, fecero capolino anche a
Venezia: le calzature a zampa d'orso. Queste non erano usate per
camminare, ma solo per sostare, a causa della pianta eccessivamente
larga ma anche per il materiale ricco e delicato con cui erano fatte.
Infatti, per spostarsi si usavano i calcagnini la cui zeppa era tanto
alta quanto erano nobili le donne. Anche in questo caso, una legge
suntuaria ne limitava l'uso e l'altezza.
Gli
abiti sono sobriamente decorati da perle, portate dalle novelle spose
in segno di castità e rispetto verso il marito; le collane, a un
solo filo, in rispetto delle leggi suntuarie, decorano i décolleté.
La
pettinatura delle due dame è chiamata “a fungo”, i capelli sono
raccolti sulla sommità del capo e fermati come fossero una ciambella
vera e propria. Tutt'intorno corti riccioli scendono sul viso. Fu
proprio a causa di queste pettinature che i critici (prima della
scoperta della tavola del museo Getty) insinuarono che le due donne
fossero cortigiane. Infatti le leggi suntuarie veneziane vietavano la
pettinatura ”a fungo” -indicata come l'acconciatura delle
cortigiane- in quanto giudicata indecente.
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St. d. Costume.
Ritratti di mogli (arte al femminile III parte)

4 4A Piero della
Francesca, Battista Sforza, dal Dittico dei Duchi di Urbino,
1465-1472, olio su tavola, 47x33 cm ciascun pannello, Firenze,
Galleria degli Uffizi.
Battista ha la pelle
chiara, come imponeva l'etichetta del tempo: era infatti segno di
nobiltà, in contrapposizione all'abbronzatura dei contadini che
dovevano stare all'aperto. La fronte è altissima, secondo la moda
che imponeva un'attaccatura molto alta (i capelli venivano rasati con
cera e calce), e l'acconciatura elaborata, intessuta di panni e
gioielli.
Piero, al pari dei
fiamminghi, si soffermò sulla brillantezza delle perle e delle
gemme, restituendo, grazie all'uso delle velature a olio, il "lustro"
(riflesso) peculiare di ciascuna superficie, a seconda del materiale.
La ricchezza dei gioielli, la ricercatezza delle stoffe e la
raffinatezza dell'acconciatura evidenziano l'importanza e l'opulenza
della corte d'Urbino. Soprattutto la presenza di Battista attesta che
la nobiltà di Federico, da sempre ritenuta dubbia, è ora certa e
riconosciuta, inoltre è solido anche il suo potere politico ampliato
dalla vasta sfera di alleanze della famiglia della sposa.
Il dipinto era
incernierato a quello di Federico da Montefeltro. Le due tavolette
sono concepite insieme come un dittico apribile come un libro, e
questo ci dice che era a destinazione privata, probabilmente era
stato commissionato dal duca dopo la morte di Battista.
Questi due ritratti
hanno in comune, a parte la medesima posa dei due duchi che si
fronteggiano, anche il paesaggio, senza soluzione di continuità su
entrambe la tavole, a perdita d'occhio: dietro la duchessa si vede un
paesaggio collinare caratterizzato da un lungo muro di fortificazione
con molte torri che allude alla sicurezza del ducato ma anche alla
castità della duchessa fedele al marito. Invece dalla parte del duca
il paesaggio è raffigurato dai corsi d'acqua, via di commercio
privilegiata.
I duchi sono raffigurati
di profilo, come nelle medaglie, in un'immobilità solenne, sospesi
in una luce chiarissima, che accentua le figure in primo piano.
L'infinitamente lontano e
l'infinitamente vicino (rappresentato dalla cura dei particolari nei
ritratti) sono mirabilmente fusi, dando origine a una realtà
superiore e ordinata, dominata da leggi matematiche che fanno
apparire gli esseri umani non più come mortali ma come idealmente
eterni, grazie alla loro superiorità morale.
Il retro delle tavole
elenca le virtù dei duchi attraverso la rappresentazione dei
Trionfi.
Battista Sforza è figlia
del signore di Pesaro, Alessandro Sforza e di Costanza da Varano. Il
padre Alessandro è fratello e prezioso alleato di Francesco Sforza
che diviene signore di Milano nel 1450.
Battista sposò Federico
da Montefeltro nel 1460, fratello della sua matrigna (Sveva figlia di
Guidantonio da Montefeltro) e conte Urbino.
Pare sia stato un
matrimonio felice, viste anche le spiccate doti culturali e di
governo della giovanissima contessa, facenti funzioni di vicario
durante le numerose e lunghe assenze del marito. Naturalmente la sua
biografia, come i dipinti che la ritraggono, sono sempre
encomiatistici ed esaltano le virtù tipiche della moglie del duca,
la fedeltà, la modestia, la nobiltà, la cultura e la sua
rettitudine di madre e sposa, esempio per tutte le spose del ducato.
Conosciamo un lungo
elenco di figli che ebbe con Federico e anche di altri 3 figli che
Federico, ebbe con altre donne e che furono allevati
da Battista a corte.
5 5A Mantegna, Barbara
di Brandeburgo, nella Camera Picta, 1465-1474, affresco,
Mantova, Castello di San Giorgio.
Barbara di Hohenzollern (1423-1481) fu la prima figlia di
Giovanni l'Alchimista, erede dell'elettore del Brandeburgo Federico I
di Norimberga, e di Barbara di Sassonia-Wittenberg. A dieci anni
venne data in sposa al diciannovenne Ludovico, figlio ed erede del
Signore di Mantova Gianfrancesco Gonzaga. Le nozze vennero celebrate
a Mantova il 12 novembre 1433.
Barbara divenne marchesa
alla morte del suocero nel 1444, mantenendo il titolo fino a quando
rimase vedova nel 1478. A succedere a Ludovico III fu loro figlio
Federico I Gonzaga.
Partecipò alla gestione
del governo e curò personalmente l'educazione dei figli.
Dal matrimonio nacquero
dodici figli. Barbara è ritratta accanto al marito in questa, che è
la stanza di rappresentanza, per due ragioni principali: una funzione
politica di testimoniare l'alleanza con l'elettorato del Brandeburgo,
esibire la prole legittima e numerosa che significava garantire una
successione pacifica e sicura. Nel piccolo marchesato dei Gonzaga la
politica delle alleanze era la garanzia necessaria per la sua
prospera sopravvivenza il numero dei figli e figlie assicurava anche
l’ampliamento o il mantenimento delle alleanze.
6 6A Raffaello,
Maddalena Strozzi, 1506, olio su tavola, 63 x 45, Firenze,
Galleria Palatina.
Maddalena Strozzi è
ritratta in sontuose vesti arricchite da preziosi gioielli che
attestano le sue virtù. Il vestito è tipico della moda dell'epoca,
con ampie maniche rimovibili, di colore azzurro e con damascature
visibili in controluce: esempi pressoché identici si trovano anche
in altri ritratti raffaelleschi. Sulle spalle indossa un sottile velo
trasparente.
La minuziosa attenzione
con cui Raffaello descrive il raso rosso, il broccato azzurro, le
passamanerie e il trasparente velo degli abiti fa sicuramente
riferimento all'attività del marito ricco mercante di stoffe.
Raffaello ritrae in modo
realistico la pienezza delle carni e l'imperfetta bellezza della
donna, cercando però di aggraziarne i lineamenti e addolcirne lo
sguardo attraverso la sua armonica linea curva che si rincorre tra la
fronte incorniciata dai capelli raccolti, la scollatura e la linea delle spalle e le braccia
E' ritratta seduta a un
balcone che rivela, oltre il parapetto, un magnifico paesaggio
collinare, che ha sostituito l'interno di stanza con finestra del
progetto originario. Il taglio è monumentale e il personaggio,
ritratto col busto di tre quarti verso sinistra e la testa girata
verso lo spettatore, è caratterizzato da una sciolta naturalezza.
L'opera,
nell'impostazione generale, è palesemente ispirata alla Gioconda
(che Raffaello ebbe forse la possibilità di vedere in quegli anni)
ma sicuramente manca di ogni evocazione allusiva o misteriosa tipica
della ritrattistica di Leonardo da Vinci, prediligendo la
rappresentazione fedele delle caratteristiche umane: infatti la
figura si impone come presenza fisica, col viso pieno, con lo sguardo
rivolto all'esterno, ben consapevole del prestigio del suo rango
sociale.
Il dipinto, pur
inserendosi nel preciso contesto della ritrattistica rinascimentale,
rinuncia a raffigurare i "moti dell'animo" come aveva
insegnato Leonardo, per dare spazio a una figura più realistica in
perfetto accordo a con quella del marito Agnolo Doni
ritratto dallo stesso Raffaello in pandant con il ritratto della
moglie, evidenziando l'elevato status sociale del marito.
Il ritratto venne
commissionato dal marito della donna, dopo il matrimonio nel 1503.
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martedì 31 luglio 2012
Caravaggio alla Galleria Nazionale di arte antica a palazzo Barberini di Roma
Roma.
Palazzo Barberini.
Galleria nazionale di arte antica.
Sala numero 9...
Alla mia sinistra c'è il Narciso di Caravaggio ed è chiaro che di Caravaggio non c'è nulla. Nulla di quell'arte che è davanti a me in Giuditta e Oloferne: davvero le due mani le vedo anche io, il che è tutto dire.
![]() |
| Caravaggio (attr), Narciso, 1597-99, olio su tela, cm 113,3x95 |
Però
Narciso ha il fascino sottile ed ipnotico di un'opera dominato
da una sintesi cromatica sapiente e potente che le riproduzioni non
restituiscono.
Dal
riflesso nell'acqua, al ginocchio, al corpetto ricamato, c'è un
climax virtuosistico totalmente estraneo a Caravaggio che usa spesso
un altro tipo di climax, quello espressivo.
Poi
c'è il colpo di genio che io non avevo mai notato: la mano destra di
Narciso è appoggiata e viene su diritta e salda, come fosse piantata
nel terreno, senza la spalla che è nascosta dal profilo del volto
del dolce ragazzo, cosi anonimo che viene da dire che sia
un'occasione sprecata.
L'avambraccio
sinistro, invece, potrebbe essere di "Caravaggio": infilato
in una manica bianca e vaporosa fa sporgere la spalla che avanza
verso di noi come se dovesse bucare la cm. tela; il gomito è arretrato e
il braccio ancora avanza verso di noi, non più grazie al colore ma
alla linea. Forse è solo “accademia” ma la mano, quella é
sublime: la mano sinistra di Narciso è dentro all'acqua mentre di
afferrare quel riflesso, denunciando un irrazionale e ardente
desiderio che non si accontenta più della sola visione della forma.
Le
due mani di Narciso:
una
di terra e una d'acqua; l'una piantata regge il corpo e l'altra,
affondata nell'acqua, lo perde. Chiunque sia il pittore che ha
trasposto in colore questa poesia è riuscito a dare un contributo
notevole a quel felice motto oraziano, tanto amato nel Seicento “ut
pictura poësis
“.
Giuditta
e Oloferne
invece sono proprio di Caravaggio e lo dichiara con certezza quella
figura ambigua e incoerente che sta, tagliata dalla cornice,
all'estrema destra davanti a Giuditta Un servitore ammutolito e
immobile dall'orrore cui assiste. Questo personaggio non ha ragione
d'essere nel racconto biblico ma svolge la funzione del
coro della tragedia greca. L'espressione e la fisionomia dichiarano
il ritratto da “camera oscura” che sicuramente non è stata usata
per Giuditta e per il corpo di Oloferne.
![]() |
| Caravaggio, Giuditta ed Oloferne, 1597-1600, olio su tela, cm. 145x195 |
L'espressione
dei due protagonisti, pur riconoscendola come “reale”, non
convince: pare una giustapposizione, un montaggio poco credibile.
Ne
soffre di molto la visione d'insieme della scena che, pur ricca di
particolari, pur abbondante di pathos, rivela una "regia poco
curata". Certamente inferiore ad altre opere a cui il passionale
e inquieto Caravaggio ci ha abituato.
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domenica 25 dicembre 2011
premessa alla rappresentazione della donna nell'arte
La storia dell'arte non inizia mai, non come la letteratura italiana che inizia ad un certo punto, nel XIII secolo più o meno con San Francesco o Cielo d'Alcamo o Cecco Angiolieri, e da lì in poi si può dire questa è letteratura italiana...
L'arte invece... mah, inizia con l'uomo, o con la donna o, probabilmente, come la poesia del XIII secolo anche l'arte inizia dalla necessità della relazione... e di raccontarla o di esprimerla o di lasciarne una traccia.
Probabilmente è la relazione tra l'uomo e la necessità del cibo o il riconoscimento della divinità...
Ma forse non si può dire arte ciò che non è consapevole di essere linguaggio artistico o iconografico.
Magari tra tutti i modi di intendere l'arte potremmo definire qui, a premessa, che qui ci occuperemo della rappresentazione d'arte della donna intendendo l'immagine artistica come documento di una epoca.
00 Le Veneri preistoriche.
01 Ammesso e non concesso che la storia dell'arte europea abbia la sua premessa necessaria nell'arte greca forse l'inizio potrebbe essere individuato in quelle tre rappresentazioni che sono
l'Hera di Samo, la Venere di Cnido


la Menade danzante
.
E' immediata l'idea che almeno un piccolo posticino sia necessario per l'immagine maschile che in Grecia la fa da padrona. Solo in Grecia? No anche a Roma e anche nell'Italia cristiana dei barbari e del Medioevo.
L'eroe e il dio greco perfetti armoniosi sono perfettamente allineati con la idea della razionalità, il combattente, l'imperatore, l'oratore esprimono con vigore l'eroicità romana. solo un piccolo posto, trascurabile resta all'altra metà del cielo che pare oscurato dalla polvere della gloria maschile...
L'arte invece... mah, inizia con l'uomo, o con la donna o, probabilmente, come la poesia del XIII secolo anche l'arte inizia dalla necessità della relazione... e di raccontarla o di esprimerla o di lasciarne una traccia.
Probabilmente è la relazione tra l'uomo e la necessità del cibo o il riconoscimento della divinità...
Ma forse non si può dire arte ciò che non è consapevole di essere linguaggio artistico o iconografico.
Magari tra tutti i modi di intendere l'arte potremmo definire qui, a premessa, che qui ci occuperemo della rappresentazione d'arte della donna intendendo l'immagine artistica come documento di una epoca.
00 Le Veneri preistoriche.
01 Ammesso e non concesso che la storia dell'arte europea abbia la sua premessa necessaria nell'arte greca forse l'inizio potrebbe essere individuato in quelle tre rappresentazioni che sono
la Menade danzante
.
E' immediata l'idea che almeno un piccolo posticino sia necessario per l'immagine maschile che in Grecia la fa da padrona. Solo in Grecia? No anche a Roma e anche nell'Italia cristiana dei barbari e del Medioevo.
L'eroe e il dio greco perfetti armoniosi sono perfettamente allineati con la idea della razionalità, il combattente, l'imperatore, l'oratore esprimono con vigore l'eroicità romana. solo un piccolo posto, trascurabile resta all'altra metà del cielo che pare oscurato dalla polvere della gloria maschile...
Ritratto di bambina (arte al femminile II parte)
2. Bronzino, Bia de
Medici, 1542, olio su tavola, 59x45 cm, Firenze, Galleria degli
Uffizi
Bia era la primogenita di
Cosimo de Medici, la figlia naturale del giovanissimo Cosimo, nacque
prima ancora che il duca salisse al potere. Cresciuta nella corte
ducale, educata dalla nonna Maria Salviati, con gli altri figli
legittimi di Cosimo. La sua vita è circondata da un alone di
mistero, ignoto è anche il nome della madre.
Tuttavia la fonti
raccontano che era amatissima da Cosimo che la portava sempre con sé.
Il ritratto del Bronzino,
uno dei pittori ufficiali della corte dei Medici è il preferito dal
Granduca, ci rivela la predilezione del padre per questa bambina: Bia
è ritratta in tenera età, a 5 anni, con un abito sontuoso e
gioielli preziosi. Questi sono inusuali per una bimba così piccola
anche se figlia di una famiglia ricca e importante, vestiti e
oggetti di lusso erano invece spesso riservati ai giovani eredi
maschi.
Tra i gioielli,
significativo è il medaglione che Bia ha al collo: contiene un
profilo del padre, Cosimo I.
Prezioso è lo sfondo blu
fatto di polvere di lapislazzuli che rende la piccola tavola un
gioiello in se stessa ed evidenzia il luminoso incarnato della bimba,
sul cui viso è dipinto un sorriso appena accennato.
Nell'anno stesso in cui è
stata ritratta la bambina si ammalò di una febbre che la portò a
rapida morte.
3.
L. Fontana, Antonietta Gonsalvos, 1594-1595, olio su tavola,
cm 57 x 46, Blois, Musée du Chateau.
Il
destino di questa bambina fu piuttosto singolare, come si conveniva
a chi era diverso. Lavinia Fontana l'ha ritratta in posizione
frontale, con il busto leggermente girato verso destra quando aveva
forse otto anni. I suoi capelli, acconciati verso l'alto con una
coroncina floreale, sono pettinati come anche i lunghi peli che ha
sulla faccia e che lasciano fuori solo il naso e la bocca. Indossa
uno sfarzoso vestito riccamente decorato con disegni e chiuso al
centro con una fila di bottoni dorati, un colletto bianco liscio con
un elegante bordo di pizzo che ritorna sui polsini ugualmente
bianchi. La bimba tiene un foglio in mano sul quale è scritto:
Dalle isole Cannare
fu condotto al Serenissimo Enrico re di Francia Don Pietro huomo
selvatico che de presente si trova presso il Serenissimo duca di
Parma del quale fui io Antonetta, et hora me trovo presso alla
Signora Donna Isabella Pallavicina Signora Marchesa de Soragna.
Quindi
il foglio è una iscrizione che racconta, per sommi capi, la storia
della bimba ritratta.
Questo è il più famoso dipinto che documenta la ricerca e le collezioni di strani oggetti o esseri viventi
esotici oppure capaci di suscitare stupore e meraviglia.
Antonietta è figlia di
Petrus Gonsalus, capostipite di una famiglia che durante gli ultimi
anni del XVI secolo acquistò notevole fama in Europa proprio per
l'insolita e rara patologia da cui erano affetti i suoi componenti:
l'Hypertrichosis universalis congenita, che ricopre la pelle di una
diffusa peluria concentrata soprattutto sul volto.
Petrus era nato nelle
isole Canarie e fu condotto alla corte francese di Enrico II, dove fu
educato alle lettere e alle buone maniere ed esibito come vivente
meraviglia esotica.
Il dipinto attribuito a
Lavinia Fontana fu commissionato dalla marchesa di Soragna non per
lei, che avendo a disposizione l'originale non era certo interessata,
ma per altri collezionisti, forse i Gonzaga di Mantova dove il
dipinto è documentato nel 1626.
Mirabilia
Il
volume "Monstrorum historia" (1624) dello studioso Ulisse
Aldrovandi, fondatore della prima cattedra di scienze naturali a
Bologna documenta che le immagini furono strumento importante della
ricerca scientifica. Infatti lo studioso vantava una collezione di
circa cinquemila immagini a tempera, commissionate ad un gruppo di
artisti che lavoravano sotto la sua direzione. E' comunque necessario
precisare che tra le immagini dei testi scientifici che ritraggono
Antonietta e il dipinto che sono sempre di Lavinia Fontana vi sono
alcune differenze: la prova grafica coglie soltanto il volto della
ragazzina, raffigurata in posa informale, con i capelli raccolti in
una coda; la tela, invece, ne propone la figura a mezzo busto, mentre
indossa un abito elegante, con un alto colletto di pizzo e bottoni
d'oro e con un'acconciatura decorata con fiori e fiocchetti. E'
possibile che il dipinto sia una rielaborazione del disegno, eseguita
su richiesta del committente.
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Per una storia dell'arte al femminile (arte al femminileI parte)
1A.
Wiligelmo, Creazione di Eva, 1106-10, bassorilievo in marmo,
Modena, Duomo.
Wiligelmo,
nel primo bassorilievo della facciata del Duomo di Modena, compie
un'opera poetica straordinaria. Un'opera inusuale per l'epoca in cui
vive, 900 anni fa, e per oggi. Pone la nascita di Eva come momento
centrale della sua prima lastra della Genesi. La creazione dell'uomo
è raffigurata attraverso il sollevamento di Adamo che viene “tirato
su” dal terreno, afferrato per il capo mentre è ancora malfermo
sulle gambe, come non fosse del tutto in grado di reggersi.
Subito
dopo, Adamo addormentato è raffigurato sul bordo di un corso
d'acqua, dal suo petto esce Eva, Dio la prende per mano per agevolare
la sua uscita. E' commovente questa attenzione, quasi galante, che il
Dio “di Wiligelmo” riserva ad Eva e non ad Adamo.
Lei
è presa per mano come si usava tra membri di una medesima condizione
sociale, come era in uso nel sancire un accordo, come se si trattasse
di un matrimonio.
Probabilmente
questa iconografia fa riferimento ad un significato simbolico che si
deve leggere in chiave non antico testamentaria ma catechetica: Adamo
sul corso d'acqua è simbolo del catecumeno che si appresta a
diventare figlio di Dio, attraverso il Battesimo (acqua) e a fare
parte della Chiesa (sposa di Dio) rappresentata da Eva.
1. Velazquez, L'adorazione dei magi, 1619, olio su tela, cm
203 x 125, Madrid, Museo del Prado.
L'adorazione
dei magi non è il dipinto più famoso di Velazquez, però condensa, in una
maniera misteriosamente affascinate, l'idea di donna che affonda le
sue radici più profonde nella nostra cultura mediterranea, europea,
cristiana.
La
donna è madre, è colei che incarna il mistero della vita. Porta in
sé quell’afflato divino del creatore che continua, nonostante la
quotidiana sperimentazione del limite e del dolore, l'opera
incessante della vita nuova.
Questa
Maria è, tra le tante altre raffigurazioni, una speciale ma-donna:
speciale perché solenne e venerata dai magi, ricchi, sapienti e
“cosmopoliti” (si direbbe oggi), nonostante sia del tutto
terrena, del tutto umana. Nell'accostarci al dipinto verrebbe da
chiederci: “Che fanno questi magi? Perché si inchinano?”
Questa
donna ha appena finito il suo lavoro, forse l'ha interrotto
frettolosamente avvertita dell'arrivo di questi ospiti straordinari,
e ora sta impettita e a disagio davanti ai re, non li guarda, è
timorosa, non si attenta nemmeno ad alzare lo sguardo.
Tutto
il senso d'inadeguatezza di Maria ce lo comunicano le sue mani che
non sono le mani di colei che è predestinata ad essere la madre di
Dio; no, sono piuttosto le mani di una donna che lavora, sono grosse
e sgraziate, tengono il bimbo fasciato come terrebbero un vaso di
cristallo, con la soggezione e l'attenzione di colei che non si sente
del tutto all'altezza di maneggiare simili preziosità.
Ecco
perché questa ma-donna, e non un'altra, inizia questa
esposizione, perché è una donna che lavora e, ora si trova, lei
come tutte le donne, a meditare (sulle esperienze più o meno
personali) che sulla formazione della nuova vita è un dono davvero
misterioso.
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Idee con e per Raffaella
Pensavo se fosse possibile scrivere, esaminare, analizzare, criticare, una intera storia dell'arte scritta da donne e sulla rappresentazione della donna.
Mah...!
La vado pensando e me la fabbrico da tanto tempo nella mia mente che ho paura che diventi vera. O meglio che mi accompagni per troppo, che occupi la mia vita o una parte significativa di questa... e poi la lasci andare per un nulla, per un niente, e mi spiacerebbe.
La mia misera esperienza dello scrivere non è per nulla soddisfacente. Non so perchè, forse perchè nasce dalle viscere più che dalla ratio, che è nel frigo e mal si predispone ad accompagnare fuori da me le cose che amo.
E quindi la produzione scritta mi lascia sempre insoddisfata e sfinita. Scrivere probabilmente è uno scavo troppo profondo e spossante, ...e frustrante. Cuore, occhi, mani, cervello... davvero troppo!
Del resto se fosse cosa da poco non m'importerebbe per niente.
Dovrebbe essere dunque dall'arte greca alla contemporanea... 2700 anni: mmm già questo 2700 non va, non dice nulla.
Non importa se l'hanno già scritto, il nostro sarebbe diverso perchè avremmo l'intento di ender piane le finte complessità dell'arte!
Un capitolo speciale sulle donne artiste.
Una serie di percorsi trasgressivi:
1.origine originale raffigurazione creazione di Eva, natività, origine du monde di Courbet.
1 bis. Eva e Maria due donne e una idea di donna.
2 Immacolata
3 Maria e il libro
4 Costretta e rinchiusa: abiti e idee.
Argomenti tanto amati e che sarebbero tanto importanti oggi per capire qualcosa del nostro presente e per rompere con qualche stereotipo del passato: sarebbe bello riuscire a distruggere qualche stereopito culturale con la super-ficialità di un'immagine, di cent'immagini!
Sarebbe liberante scrivere robe per 100, 1000 pagine e mettere lì quello che vorremmo spiegare alle bimbe che arte non la studieranno mai, a scuola! :P
(Artemisia Gentileschi, Allegoria della pittura, 1638, olio su tela di cm 98,6 x 75,2, Londra Kensington Palace.)
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giovedì 8 dicembre 2011
Tra Don Giovanni e Crozza (2 parte) denuncia della crisi del sistema
Da quanto detto se ne deduce sia totalmente inutile mantenere governanti inefficienti. Del resto, il sistema politico non pare abbia mai funzionato bene... sì qualche eroe, qualche essere superiore, c'è stato. In una società che aveva principi morali più radicati, si riconoscevano le capacità di quei pochi... ma soprattutto passavano come virtuosi grazie all'ignoranza del popolo che era solo parzialmente informato sulle schifezze dei parlamentari. Questi erano, e qui sta la vera differenza, persone colte ed istruite, quindi facevano, forse meno o forse più schifezze, ma con uno stile tale che salvava le apparenze. Quando poi qualcuno veniva beccato... beh la vergogna c'era.
La vergogna adesso non c'è più, la soglia morale è abbassata al punto che bisogna scavare la buca: la brava persona è quella furba e al di sopra delle regole!
Questo non mi va giù!
Non si tratta di fare riforme e manovre si tratta piuttosto di prendere seriamente in esame che il sistema parlamentare, basato sui partiti politici, è superato.
Si tratta di ammettere che il sistema di vita non è più conciliabile col sistema economico della banche.
Si tratta di iniziare a pensare un'Italia che ha delle autonome potenzialità e di sfruttare quelle, con testarda e appassionata convinzione.
Si tratta di tessere una tela nuova e di gettare quella che non regge più i rattoppi: avendo constatato il fallimento del sistema è naturale proporre l'autenticamente nuovo che coincida con l'umanamente sostenibile.
E' idiota fare affidamento sulle industrie di trasformazione che si basano sull'esportazione di tutto -dalle materie prime all'energia, allo stoccaggio ed eliminazione degli scarti di produzione- e ci lasciano disoccupazione e inquinamento.Che senso ha produrre armi? e produrre auto? L'Italia produce inquinamento, disoccupazione e malattie: non mi sembra propriamente un piano sviluppo.
L'Italia è per natura ponte e incontro.
L'Italia è geograficamente in mezzo ad un mare che non è difesa ma collegamento.
L'Italia ha autentiche e originali vocazioni da secoli e basta poco a scoprirle e ricominciare da lì, con coraggio e ostinata utopia... il resto son balle.
E aggiungo solo che non saranno dei bravissimi settantenni a ripartire dalle nostre profonde e autentiche vocazioni e a proporre come farle divenire ragione di crescita e sviluppo cioè a inventarsi il modo per presentarsi, con l'Europa, davanti al futuro.
Tra Don Giovanni e Crozza (1 parte) denuncia della crisi del sistema
La situazione della così detta crisi economica mi pare sia piuttosto spiacevole. Il fastidio non è quello proclamato giornalmente da giornali e tg, quello è molto più che spiacevole e fastidioso. Penso che da mesi ormai si giochi con l'intelligenza della gente,quella che si prepara da mesi ai sacrifici che appaiono e scompaiono a seconda del portavoce del momento come se la crisi fosse una oleogramma che se lo guardi da un verso dice "solida situazione economica ristoranti pieni" ma se lo inclini dall'altro "crisi economica e default". Mi sono resa conto da tempo che il problema (della cultura italiana, della disoccupazione, della recessione, della crisi economica...) reale e concreto non può avere soluzione semplicemente perchè è posto alla istituzione sbagliata.
La politica da tempo è composta da gruppi di persone che, come il don Giovanni di Mozart, giura di occuparsi degli interessi del popolo e tutela solo i propri. Da tempo il dialogo tra l'Italia e la politica è basato sul voto e su psedo convincimenti alimentati da originali dialoghi allo specchio, senza un sano contenzioso; ormai è passata come normale la pratica di allontanare quelli che la pensano diversamente o addiritura il contornarsi da mediocri e fedeli assertori di quello o dell'altro parere politico.
Il politico di mestiere ormai non è più educato a "fare il politico" e, se prima dissimulava con arte il suo disinteresse per il bene della nazione, ormai, grazie alla rustica Lega e allo scandaloso PDL, è manifesta l'incapacità- non dico di governare- ma addirittura di rappresentare.
Dunque quest'estate abbiamo avuto modo di assistere allo squarcio del velo: il governo incapace, bugiardo e inconcludente non riusciva ad essere sorpassato dall'opposizione! Insomma non c'era nulla da fare se non prendere in mano la situazione, ma, come nel gioco dei bambini, la patata bollente avrebbe fatto fallire qualsiasi alternativa partitica.
L'alternativa alla corruzione era il nulla!
La situazione si è trascinata al punto che era difficile capire chi aveva proposte e pensieri degni o chi, più semplicemente, descriveva la realtà denunciado l'incapacità di reagire e di progettare del governo. Le denunce arrivavano però, non da politici, non da opinionisti o i giornalisti, ma solo dai comici, fino all'apice del 1 novembre.
All'opposizione il PD ha rivelato inequivocabilmente il sospetto di lungo tempo: era più importante restare immacolati, dal peccato di tassare l'Italia o di dichiarare bancarotta, che tentare il bene degli elettori.
Se la Gelmini e la Carfagna sono state, ai miei occhi, i più eclatanti esempi dell'inefficienze e incapacità di politiche e di Ministre, rivelando la loro abbietta vocazione a bamboline stupide, hanno però avuto il triste merito di rendere evidente, attraverso le loro scandalosa performance o le loro intorrerabili latitanze, che la classe politica è incapace di governare gli italiani.
La classe politica è semplicemente un'assemblea di parassiti autoreferenziali che hanno come unico scopo la loro fama, il loro interesse, la loro personale e autonoma realizzazione.
Sono innetti, disinformati, incapaci e sordi. Lo hanno dichiarato più volte questo autunno: "è chiaro che io voterei per mandare in galera quel farabbutto, ma seguirò la linea del partito"; "certo, io la penso diversamente ma il partito..."
Senza arrivare alle tristi performance dei falliti tentativi di diminuire il numero dei politici o della diminuizione dei loro compensi scandalosi, il rimandare le loro pensioni... Nessuno ha mosso un dito per promuovere quel sistema di equità che destra, sinistra e centro hanno abbondantemente sbandierato.
Non mi scandalizza la corruzione della classe dirigente: era roba già accaduta, analizzata e derisa. Ma siccome leggere è faticoso e può essere che qualcuno fraitenda e non capisca, Hogarth lo denunciò nel Settecento con otto tavole dipinte La carriera del Libertino nel 1735, e, se non basta, Strawinsky nel 1951 lo musicò in The Rake's Progress. Quindi quando la politica ha chiamato i tecnici rendendo chiaro a tutti che gli eletti non erano degni della nostra fiducia, non erano in grado... si è acclarato che gli itaiani stavano pagando più di 600 parlamentri inefficienti e costosi.
Secondo me la rivoluzione è legittima anche per molto meno.
Fine prima parte
Il politico di mestiere ormai non è più educato a "fare il politico" e, se prima dissimulava con arte il suo disinteresse per il bene della nazione, ormai, grazie alla rustica Lega e allo scandaloso PDL, è manifesta l'incapacità- non dico di governare- ma addirittura di rappresentare.
Dunque quest'estate abbiamo avuto modo di assistere allo squarcio del velo: il governo incapace, bugiardo e inconcludente non riusciva ad essere sorpassato dall'opposizione! Insomma non c'era nulla da fare se non prendere in mano la situazione, ma, come nel gioco dei bambini, la patata bollente avrebbe fatto fallire qualsiasi alternativa partitica.
L'alternativa alla corruzione era il nulla!
La situazione si è trascinata al punto che era difficile capire chi aveva proposte e pensieri degni o chi, più semplicemente, descriveva la realtà denunciado l'incapacità di reagire e di progettare del governo. Le denunce arrivavano però, non da politici, non da opinionisti o i giornalisti, ma solo dai comici, fino all'apice del 1 novembre.
All'opposizione il PD ha rivelato inequivocabilmente il sospetto di lungo tempo: era più importante restare immacolati, dal peccato di tassare l'Italia o di dichiarare bancarotta, che tentare il bene degli elettori.
Se la Gelmini e la Carfagna sono state, ai miei occhi, i più eclatanti esempi dell'inefficienze e incapacità di politiche e di Ministre, rivelando la loro abbietta vocazione a bamboline stupide, hanno però avuto il triste merito di rendere evidente, attraverso le loro scandalosa performance o le loro intorrerabili latitanze, che la classe politica è incapace di governare gli italiani.
La classe politica è semplicemente un'assemblea di parassiti autoreferenziali che hanno come unico scopo la loro fama, il loro interesse, la loro personale e autonoma realizzazione.
Sono innetti, disinformati, incapaci e sordi. Lo hanno dichiarato più volte questo autunno: "è chiaro che io voterei per mandare in galera quel farabbutto, ma seguirò la linea del partito"; "certo, io la penso diversamente ma il partito..."
Senza arrivare alle tristi performance dei falliti tentativi di diminuire il numero dei politici o della diminuizione dei loro compensi scandalosi, il rimandare le loro pensioni... Nessuno ha mosso un dito per promuovere quel sistema di equità che destra, sinistra e centro hanno abbondantemente sbandierato.
Non mi scandalizza la corruzione della classe dirigente: era roba già accaduta, analizzata e derisa. Ma siccome leggere è faticoso e può essere che qualcuno fraitenda e non capisca, Hogarth lo denunciò nel Settecento con otto tavole dipinte La carriera del Libertino nel 1735, e, se non basta, Strawinsky nel 1951 lo musicò in The Rake's Progress. Quindi quando la politica ha chiamato i tecnici rendendo chiaro a tutti che gli eletti non erano degni della nostra fiducia, non erano in grado... si è acclarato che gli itaiani stavano pagando più di 600 parlamentri inefficienti e costosi.
Secondo me la rivoluzione è legittima anche per molto meno.
Fine prima parte
sabato 15 ottobre 2011
Ideicidio

Sono mesi che lavoro ad un progetto. da gennaio , più o meno ho il pensiero fisso su quest'esposizione sull'iconosgrafia della donna.
Mesi che non penso ad altro.
Insegno e penso a come organizzare, vado a vedere mostre e cerco l'idea giusta,scelgo un libro da acquistare e stai certo che c'entra col progetto.
l'esposizione si è fatta ed è finita. Doveva essere riproposta in chiave trasformata ed è stata annullata improvvisamente proprio quando le idee s erano tutte sistemate in testa.
Disastro! tragedia!
Sono orfana , sono vedova sono senza un progetto avvincente, senza un sogno e tutto all'improvviso senza preavviso proprio nella fase in cui l'idea ha preso forma completamente, è sata messa sulla carta e aspetta solo di vedere la luce.
invece la luce non la vedrà mai! hanno compiuto un ideicidio!
quando finiscono i sogni

Un paio di settimane fa mi è venuto in mente di fare aggiustare un braccialetto.
era rotto, strappato, ed era stato riposto, da diversi anni nel cassetto, abbandonato.
Ricordo perfettamente quando l'ho comprato, invece appena ho il confuso ricordo di quando si è rotto.
L'ho portato da una signora che ha un negozio in centro. Quando glielo ho mostrato mi ha detto: "ahhh un "dodo" costerà un po' ma lo aggiusto". ( non è originale)
Poi ha insistito un po' per cambiare l'apertura: era convinta del fatto che fosse comoda la chiusura a calamita, due semisfere che si attirano e stanno unite da due calamite.
L'idea non mi è piaciuta da subito: non amo le calamite. Mi danno fastidio perchè ripropongono lo stesso schema, non si adattano.
Non mi piacciono nemmeno le chiusure delle borse con la calamita.
Non sto dicendo che non sono comode, anzi, ma, come le cerniere, bloccano la creatività. Quindi se per qualche motivo non possono ritornare alla loro forma originaria, non tornano affatto e ti lasciano nei guai, da sola, senza possiblità di rimediare variazioni sul tema!
comunque il "dodo" sta al mio polso destro da diversi giorni. Con la chiusura a calamita.
...che continua a non convincermi anche perchè tende a trattenermi o a trascinare cose: rimane aderente allo sportello dell'auto o all'intelaiatura del tavolo. Si porta con se le posate mentre ceno.
Non capisce che avrei bisogno di accorciarlo o allargarlo...
Mi impedisce di volare, mi trattiene, mi richiama alla forma che vuole riprendere sempre uguale.
penso che lo rimetterò nel cassetto e aggiungerò una perlina all'altro!
domenica 19 giugno 2011
il cuore dell'esposizione
Sei trasalita appena un po'. Sporgerti per specchiarti e trovarti nello specchio con Medusa non è stato spaventoso, ma non te lo aspettavi. Adesso stai lì e pensi che Perseo doveva aver avuto molta più paura.
Anche Teseo, aggirandosi per il labirinto, avrà avuto il cuore in gola: ogni passo poteva essere l'ultimo, ogni angolo poteva nascondere il minotauro...
Il tuo volto non è un risvolto di Medusa! Ma tutti e due sono riflessi nello specchio; sono, in fondo, immagini come un dipinto. Ma Medusa non aveva dimestichezza col dipinto. Invece sarà stata circondata da statue, tutte le statue di coloro che avevano avuto l'ardire di sfidarla, lei che era invincibile e orribile.
Ora Medusa ti fissa da lassù con lo sguardo di chi non è ancora convinta che quello sarà l'ultimo volto che vedrà: occhi spalancati e la bocca aperta, ancora la saliva tra i denti e le serpi che non sono ancora domate. Ma è l'ultimo anelito di vita perché il capo è separato dal corpo e il sangue ha appena iniziato a sprizzare violentemente dal moncone del collo. Tra un attimo potrai girarti e guardarla negli occhi, ma non sarà più uno sguardo il suo, ma solo bulbi oculari, spenti e innocui.
L'orrida Medusa scultrice! Solo lo specchio è riuscito a domarla e a trasformarla in immagine bidimensionale, domata dall'artificio. L'artificio in questa rappresentazione è doppiamente ironico e illusorio, perché Caravaggio ha raffigurato la Gorgone su uno scudo rotondo da parata, forse come quello che usò Perseo sul quale l'immagine riflessa è rimasta per sempre, stabile, imprigionata.
Per realizzarla il pittore ha ritratto un modello, probabilmente lui stesso, che si rifletteva in uno specchio convesso. La luce illumina decisamente la sua parte sinistra e lascia in ombra tutta la parte destra del volto, raffigurato visto dal basso. Infatti gli occhi di Medusa ti guardano dall'alto in basso.
Lo scudo è stato fatto su commissione del cardinal del Monte per essere donato a Ferdinando dei Medici che l'avrebbe messo nella sua armeria. La “rotella”, o scudo da parata, con Medusa ha funzione apotropaica.
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