Visualizzazione post con etichetta Turner meditazioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Turner meditazioni. Mostra tutti i post

giovedì 11 luglio 2013

L’Africa vista dai Romantici: Gericault e Turner (lezione)

Attraverso l’arte dell’Ottocento è documentabile la politica coloniale, lo scambio commerciale tra Europa ed Africa ma anche una delle più atroci piaghe dell’umanità: la tratta degli schiavi.



La Zattera della Medusa è uno dei dipinti più famosi del Romanticismo francese, esso documenta il passaggio dalla pittura di tema storico (Neoclassicismo) a quella di attualità con carattere di denuncia.
Gericault costruisce un dipinto di grandi dimensioni per descrivere un drammatico fatto di cronaca che aveva sconvolto l’opinione pubblica.
Era la prima volta che le grandi tele venivano utilizzate per rappresentare un tema diverso dalla religione o dai temi antichi (storia e mitologia classica) per rivolgersi a tutti con la pregnanza del dramma e della denuncia dell’iniquità.

I fatti
Nel 1816 la fregata Medusa salpa dalle coste francesi sull’Atlantico diretta in Senegal, per controllare il passaggio della colonia dall’Inghilterra alla Francia come previsto dal trattato di Parigi.
Al largo della Mauritania la nave Medusa si incaglia e, impossibilitata proseguire, si iniziano le manovre di salvataggio dei numerosi imbarcati che non stanno nelle poche scialuppe di salvataggio. Alle scialuppe viene dunque agganciata una grande zattera che ben presto si sgancia e viene abbandonata alla deriva.
Per più di venti giorni i quasi 150 naufraghi, abbandonati a se stessi, lottarono per la sopravvivenza. Molti morirono di sete e di fame, alcuni si uccisero e ci furono tragici episodi di cannibalismo.
La responsabilità fu data al capitano, nobile francese reduce dell’esercito ma incapace di governare una nave e di leggere le carte nautiche. Lo sgomento in Francia fu immenso per i ritardi dei soccorsi, l’inettitudine del capitano, che per essere stato eletto dal re, trascinò la neo-restaurata monarchia nello scandalo.

L’opera
Gericault decide di rappresentare il momento del massimo pathos immaginando che i superstiti abbiano avvistato la nave prima del salvataggio.
La nave Argo è un punto –lontano come la speranza- appena percepibile all’orizzonte mentre, sotto ai nostri occhi si compie lo scempio: esseri che perdono le loro caratteristiche umane per la morte, per gli stenti, a causa della perdita dei congiunti perché stanno azzannando i loro simili. Solo più oltre l’umanità reale volge la schiena a tanta efferatezza e si getta tutta in quella lontana e inafferrabile nave in lontananza.
Le vele di fortuna sono gonfie di vento e indicano chiaramente che non è ancora il tempo della salvezza, un cielo oscuro ci comunica che altre persone perderanno la vita quando la nave Argo arriverà finalmente a portare in salvo i pochissimi superstiti.
Se la vicenda è reale e attuale non così lo stile di Gericault che risente della grandezza eroica michelangiolesca nella rappresentazione dei naufraghi.
Immagina che i superstiti siano eroi che si siano trovati a combattere il male (una visione dell’umanità per questo verso simile a quella michelangiolesca). Per accentuare ciò cita alcune opere famose come il Laocoonte nel padre che piange il giovane figlio e il Cristo morto della Pietà di Michelangelo o della Deposizione di Caravaggio. Nell’esaltazione dell’uomo, proprio nel momento in cui la sua piccolezza si manifesta, sta la grandezza di questo dipinto che fu sicuramente visto da Turner infatti fu esposto a Londra dove ebbe immenso successo.

Ne La nave negriera, Turner documenta un momento tragico della storia britannica: l’epilogo della drammatica storia della schiavitù.
In particolare, il periodo di transizione tra l’approvazione della legge di abolizione della schiavitù (1833) e la sua abolizione vera e propria (1838) fu particolarmente ricco di episodi controversi. Questi 5 anni dovevano servire per regolarizzare le posizioni di schiavi e schiavisti. Furono invece occasione di abusi che causarono numerosi episodi drammatici che si accompagnarono alle campagne antischiaviste.
Turner rappresenta, in chiave abolizionista, due episodi che documentano il dramma della deportazione degli africani.

I fatti
Il primo evento aveva sconvolto a tal punto l’opinione pubblica da dare il via alla campagna contro la tratta degli schiavi: nel 1781 il capitano della nave negriera Zong, per farsi ripagare dall’assicurazione un carico di schiavi malaticci, aveva gettato i mare 132 africani, vivi e ancora incatenati ai ceppi, nelle acque infestate dagli squali dei Caraibi. Infatti i carichi erano assicurati come “carichi vivi” e arrivare a destinazione con gli africani morti non avrebbe consentito nessun risarcimento, invece era previsto il pagamento delle “perdite in mare”. Quando l’assicurazione londinese si rifiutò di pagare, il drammatico ecciddio divenne di dominio pubblico con tutti i suoi risvolti incredibili.
Un secondo motivo di ispirazione fu uno scandalo che riguardava la caccia scatenata alle navi negriere da parte dell’African Squadron (flottiglia africana della “marina britannica”) che doveva vigilare sulle navi che lasciavano la costa africana affinché non deportassero nuovi carichi umani. Questo sistema di protezione e vigilanza, per come era organizzato, provocava tragedie inimmaginabili:  quando i capitani delle navi, che avevano caricato di nascosto gli schiavi, vedevano avvicinarsi le African Squadron, facevano gettavare i neri in mare determinandone quasi sempre l’annegamento. Addirittura si venne a sapere che alcuni capitani delle stesse African Squadron, considerando che venivano pagati solo in base al numero degli schiavi ripescati dal mare, attendevano ad assaltare le navi schiaviste al largo, evitando di fermarle e perquisirle al porto.

L’opera
Per accostarsi a questa opera è fondamentale partire dal fatto che Turner non è interessato a raccontare una storia fatta di luoghi, persone e momenti. Infatti pur recependo la novità del Romanticismo che punta l’attenzione all’attualità, non è l’interesse cronachistico o di denuncia quello che guida il pennello di Turner, ma quello di trasmettere l’emozione del sublime: momento di somma relazione tra la Natura e l’uomo. In uno strepitoso tramonto infuocato una nave affronta la tempesta. Tra le onde spumose di un inverosimile colore limaccioso emergono ceppi, brandelli umani e d’arredo, indistinti. L’intento è quello di trasmettere l’orrore di quella atroce visione che trasmette la cruda realtà in una sorta mal di mare da tempesta, perché lo spettatore è strappato alla quiete dell’osservazione e trascinato in mezzo ai flutti tempestoso.
 Il tramonto diviene anch’esso lo spettro agghiacciante che, se da una parte sublima l’azione ignominiosa di schiavisti e antischiavisti, dall’altra prospetta la fine dell’umana pietà.


 Dedicato a Sandy Codo perchè la vita è una lotta.


mercoledì 8 giugno 2011

eppure lo sapevo, ma come sempre, ci sono cascata!


Cocciante canta "era già tutto previsto..."
ma , niente! io ci casco sempre!
Prof.
:
"è finita come è iniziata e come è continuata: con una che parlava e altri che ascoltavano. è difficile decodificare il silenzio. è difficile accettarlo.
Soprattutto quando si pensa, si cerca, con passione, di proporre qualcosa di diverso. Avere la stessa risposta è dura perchè può, forse, sembrare di aver fatto fiasco. :)"
Una delle risposte:
prof, che dire...sono le 6 e mezza di mattina e io forse non sono ancora in grado di scrivere cose sensate.Però ho un opinione,come tutti,e quando penso qualcosa lo dico.Ma credo che lei fosse abituata a deggli studenti molto diversi da noi. Non peggiori, nè migliori, ma diversi. 4 anni passati in una scuola del genere forse ti cambiano anche intimamente ma io penso che sia più una questione formale. Noi abbiamo imparato a prendere appunti e annuire perchè un tentativo diverso veniva sempre lanciato nel vuoto.E l'unica prof che fa lezioni interattive (B.C.) le trasforma puntualmente in farse in cui ci sentiamo tutti parecchio presi per il c...Insomma il suo è semplicemente un linguaggio a cui non siamo abituati.A me il suo metodo piace assai,ci sono state lezioni che ho ancora bene in mente e a cui sono felice di aver partecipato,altre in cui credo che il suo odio per il Muratori abbia inquinato quello che poteva essere un buon rapporto.A volte mi sono trovata a pensare:"Ma cosa c'entriamo noi col Muratori?Noi siamo solo di passaggio,non siamo dei mattoni della scuola...ci stiamo solo 5 anni qua (pochi in confronto ai prof che ce ne passano anche 20 o 30).E allora perchè l'astio per il Muratori deve trasferirsi su di noi,che del Muratori "cattivo" abbiamo solo preso delle abitudini puramente FORMALI e che ci scrolleremo di dosso appena usciti?" Il pregiudizio verso il Muratori può anche essere giustificato,ma noi siamo persone autonome,che prima e dopo hanno fatto e faranno altro.Noi abbiamo un cervello,e lo usiamo.
Prof replica:
Mi ha fatto male leggere queste parole. ma non è niente rispetto al male dei silenzi. Mi spiace essere stata tanto fraintesa. Io non insegno, o forse non è solo questo che faccio, ma piuttosto mi relaziono e questo è un errore gravissimo.
Gravissimo! che ha conseguenza enormi: alla fine dell'anno sono svuotata non ho più nulla se non la tremenda sensazione di vuoto. Ciò comporta come conseguenza la depressione di questi giorni; la consapevolezza di quell'"applauso" finale che non c'è stato ne a scena aperta nè a scena chiusa (applauso è una metafora della risposta, non è essere approvata, che c'è da approvare? ma innescare reazioni), l'ansia di aver fallito una possibilità importante che era quella di qui parlavo l'ultima lezione.
La recitazone e la farsa sono due concetti assolutamente diversi (e quella parola "farsa" detta da te è una gran pugnalata). Io non odio i miei studenti del Muratori. Quest'anno ho fatto più di quanto mi era stato richiesto, per loro e per gli altri, non l'avrei fatto se li odiassi.
Non sono una persona disonesta, è da disonesti odiare l'essenza del proprio lavoro, io amo i miei studenti che quest'anno erano 180 circa e forse qualcuno non mi suggeriva proprio una gran simpatia ma questo non c'entra proprio nulla, ho lavorato anche con lui. ùNon sopporto la maleducazione questo sì e lo dico continuamente, ma non è odio!
Invece ho una idea di scuola opposta a quella che si fa lì, io non ne faccio mistero. Non ho mai pensato che voi foste il Muratori, so bene che siete studenti.
Il mio essere sopra le righe è uno stile non un "tema" e mi pare di restare sempre nello stesso copione provocatorio.
Non prendo per il c... i miei studenti, mai, e questa esternazione spero che sia dovuta all'orario in cui hai scritto.
La responsabilità di essere critici e di dire le cose che si pensano, anche quelle scomode, e di scriverle, io me la sono presa, diverse volte, ho pestato molti piedini delicati quest'anno e sono una precaria (vale a dire potevo anche fregarmene). Allora, questa responabilità prenditela anche tu e fai la persona grande autonoma, e al di sopra del pregiudizio, come scrivi di essere.
Sai cosa succede? quando si sta male, si va dal medico e si prende una medicina, poi si può dire tranquillamente che si sarebbe stati meglio senza quel farmaco, ma , di fatto, non si può sapere. E' difficile avere la lucidità di esprimere i pareri, anche quelli che tu hai scritto, restando dentro alla realtà in cui sei.
Di fatto, ad un certo punto, hai cambiato parere, di sicuro hai cambiato atteggiamento, sull'insegnamento dell'arte. Qualcosa ti ha dato fastidio, ma non l'hai detto, sei rimasta sullo sfondo del silenzio.
Decisione tua, rispettabile. Ma questo non è: "4 anni passati in una scuola del genere forse ti cambiano anche intimamente ma io penso che sia più una questione formale. Noi abbiamo imparato a prendere appunti e annuire perchè un tentativo diverso veniva sempre lanciato nel vuoto". Questo è invece fare una scelta. Perchè questa spigazione funzionava a novembre, dopo è ridicola. Si chiama "a noi va bene così, le responsabilità le deleghiamo, è più comodo."
Ecco questo fatto è piuttosto evidente e non c'è nulla di male, a 20 anni si fa. Però non vale prendere solo quello che piace e dire: " l'altro aspetto" non mi va, non lo prendo, perchè "non ci siamo abituati", suona male anche su un copione da farsa.
Essere in una struttura e restarci, anche vestiti da carnevale, significa che la struttura va bene.
Punto e basta.
Continuare le "tradizioni" significa accettare.
quindi che c'è ancora da dire? Ci ho provato, con sincero trasporto , ho fatto quello che potevo, fino al disagio mentale.
Vi ho dato tutto quello che... non "sapevo", o "conoscevo", o "potevo", no quello che "ero". Con la convinzione che quando si "è", ci sono quintali di difetti.
Ma non mi importa nascondere, ecco, quelle cose che sentivi erano tutto quello che c'"era".
E' andata, "è finita" diceva questa mattina la preside "adesso andrà meglio"...
come siamo diversi al mondo...

domenica 10 gennaio 2010

meditazioni in aereo (9-12-2009) 2 parte

I maestri di Turner in definitiva non ci sono... e questo è un bel sollievo!
La mostra è ben fatta, curata e meticolosa ma non ho visto il Turner anticipatore del Novecento, quello non c'era, c'era invece il Turner più corretto, "a modino", computo , molto inglese; quello che strizza un occhio a Constable e l'altro al committente.
Quel Turner che è più estremo e che si studia sui libri me lo sono andata a cercare, dopo la mostra, nelle stanze della meravigliosa Tate Britan.
Quindi questa mostra vale un viaggio a Londra? ma proprio sì! vale spesa del bed & breakfast? beh, ecco, visto il postaccio... su quello forse... ma si poteva comunque evitare il B&B Golden Star!
E davvero è indispensabile recuperare ciò che, insegnando, si cerca di dimenticare: non esiste la pittura romantica, non esiste la pittura di Turner, bensì esistono dipinti che devono essere contestualizzati, che hanno una loro genesi e sono lì a mostrarci un momento, una traccia, un modo di raffigurare il pensiero, la natura, la vita.
Rubens, Rembrand, Tiziano, Poussin, Canaletto... non stupisce che i grandi maestri del colore, delle epopee sontuose, dei sentimenti potenti, della luce che si riflette nel mare della laguna, siano stati i maestri dell'attento e irriverente Turner: ha imparato il gesto, il colore, ha studiato e ripreso temi e iconografie, ma soprattutto è progressivamente diventato, da artista che era, autore.
Spesso si parla di lui come il precursore degli impressionisti: è vero entrambi ci trasmettono la poetica della luce che diventa colore , ma Turner è uomo del suo tempo, è davvero romantico e, al contrario dei "freddi" impressionisti che tentano di essere oggettivi riproduttori della luce che si fa colore, Turner riscalda la luce e la interpreta con quella meravigliosa soggettività che è il forte sentire.
L'accostamento dei quadri esposti è sapiente: i dipinti sono accostati per temi, quasi sempre nel dipinto di Turner si scorge un pizzico d'inquietudine. E' lo sguardo del pittore che continua a collocare il punto di vista all'interno del dipinto. Così lo spettatore, al pari dei suoi personaggi ritratti, rimane coinvolto: in balia delle onde o sotto lo straziante chiaro di luna, a tu per tu con la sacra famiglia, abbagliato dalla luce dell'alba... Di tela in tela continua a fare l'esperienza di realtà spaziali che non sono davanti a lui ma lo risucchiano, tendono ad accerchiarlo e lo spettatore rimane lì dentro senza averlo nemmeno voluto, ma attraverso questa personale immersione, il suo guardare è diventato sentire.